Atlante Letterario Italiano

28.03.2013 12:34
 
 

 
 
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Pasqua

Daniella (Gavardo 1962), poetessa, vive a Brescia. Fin dai primi anni della giovinezza ha espresso sentimenti e riflessioni attraverso la poesia.

Sulla sua produzione poetica hanno scritto, tra gli altri: B. Baldo «Il mio punto di vista sulle poesie. L'autrice riesce ad esprimere in maniera del tutto naturale le sue emozioni, il suo cuore si apre, ed ecco che i versi vengono fuori come spinti da un tormento. Lei esprime una purezza di sentimenti ben rappresentata dalle scelte degli accostamenti di immagini e parole; versi brevi ed incisivi dischiudono un canto interiore che sa parlare di nostalgie struggenti e di speranze alate. Ai suoi versi viene affidata quella ricerca di pace che viene espressa con tocchi espressivi di pregevole fattura…»; A. Cantalupi «...saper scrivere quello che l'animo prova è un dono del Signore, e Lei è fortunata perché ha quel dono! Lo usi sempre così con le dolcezze che ha usato per scrivere le sue opere. Sono stupende, sono da ammirare.»; S. Ciapessoni «La poesia è sempre stata già dai trascorsi secoli, la compagna dell’Essere umano. Ci trasmette con la sua voce, il canto della vita, il canto delle gioie e dei dolori, i sentimenti più reconditi dell’animo umano. Queste quattro righe sopra riportate, rispecchiano fedelmente tutto il “corpus carmina” di questo volume che mi accingo a presentare all’attento lettore, al fruitore di queste “gemme” di un nuovo stile di “far poesia”, nel quale troviamo una non comune sensibilità espressiva in un linguaggio semplice, genuino e vorrei dire: usualmente quotidiano. Già da bambina, P.  ha sempre coltivato la passione della poesia. Le sue opere sono presenti in importanti siti web in internet; ed ora, ecco il suo primo esordio in forma di volume. Nella sua poesia noi troviamo una necessità di confessarsi a sé e agli altri. È una continua e tenace ricerca di stabilire attorno a sé un colloquio con il lettore, poiché la sua personale umanità non le consente l’incomunicabilità che rende sterile il cuore, aprendo così la porta alla solitudine. Si tratta inoltre di poesie che scavate nella propria memoria, ci riportano a ricordi a lei cari, e non si tratta solamente di una forma poetica oggi trita e satura di eufemismi, di figure retoriche, bensì di un qualcosa che traluce dal proprio “io” personale ed emerge così quel canto passionale che arriva a dare continuità ai più genuini valori di tutta la tradizione poetica. In effetti, la poetessasa affascinare con i suoi versi dai metri liberi, ben armoniosamente misurati, sì che non troviamo mai verso superiore al dodecasillabo, e qui sta l’eleganza di tutto il suo “corpus carmina”. È nel suo stile dolce e pacato, nell’esposizione dei temi trattati, che noi troviamo quella armoniosa musicalità che affina il “bel sentire”e che la poetessa usa spontaneamente poiché è questa una sua personale dote in lei insita. Dono prezioso quest’ultimo che la scrittrice usa con saggia parsimonia. Non è poi da dimenticare che la poetessa è anche eclettica pittrice. Ecco le due arti che si abbinano quasi a suggellare un inscindibile connubio: pittura e poesia. Esse viaggiano di pari passo, hanno la stessa “voce” gli stessi sentimenti e provocano le stesse emozioni. Leggendo le pere di P., noi ci troviamo di fronte ad un “dipinto”; un dipinto di parole che raffigura scene reali, vita vissuta, esperienze subite. Gioie, dolori, frammisti a quella vena di - talvolta - malcelata malinconia che ritroviamo sempre “fra le righe” delle sue liriche, anche dove la gioia esplode in un cielo di virginale natura. Appassionata esteta della natura stessa, il suo stile poetico percorre e vive le mutazioni cui la vita ci dona e ne fa parte; parte integrale, che di volta in volta trasforma in versi che sanno scalfire il sensibile dell’animo umano.»; R. Crescini «Chi non sa leggere al di là della semplice parola, non sa comprendere il linguaggio del cuore e dell'anima... si potrebbe dire che la superficialità rende cieco l'uomo. Non tutti hanno il dono di possedere quella sensibilità, quella delicatezza d'animo che porta ad amare ed a comprendere l'essenza unica e vera di ogni essere umano. Alcuni esprimono questa ricchezza con i gesti di ogni giorno…»; G. Ferraris e A. Ferraris [sulla poesia: Eterna fanciulla...] «... abbiamo letto questa sua toccante e commovente lirica e anche da questo dolcissimi versi riusciamo a comprendere quanto un pensiero gentile esposto con la sua nobilissima scrittura, possa far breccia nei nostri cuori... queste composizioni dovrebbero essere introdotte nell'ambito scolastico; giorno verrà che queste sue parole, queste sue rime, potranno finalmente essere materiale di studio.»; M.G. Leoni [sulla poesia Eccoti...] «Leggendo la sua lirica ho trovato una nuova linea espressiva…»; V. Sbardella «Leggo queste rime che parlano, che esprimono tristezza; una tristezza rassegnata che non ha nulla a che fare col dolore, poiché da ultimo, lei poetessa, anche se non la nomina, allude sempre alla fede. Sono di senso profondo quest'opere, non semplice poesia!»; Un anonimo «...bisogna saper leggere fra le righe».